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Paolo Guinigi
Paolo Guinigi, Signore di Lucca
[Testo estratto da "Lucca al tempo di Paolo Guinigi"]
Paolo non era un esponente di spicco all’interno della propria famiglia. Il suo ruolo di terzogenito non gli assegnava particolari speranze per il futuro, né egli doveva aver mostrato ambizioni specifiche. Se una successione di tragici eventi non lo avesse catapultato nell’occhio del ciclone, ben poco di lui sarebbe rimasto agli atti della storia.
Era nato a Lucca forse nel 1372, dalle terze nozze di Francesco con Filippa di Arbore Serpente, discendente dalla più antica nobiltà cittadina. La sua formazione era stata quella caratteristica di tutti i rampolli dei mercanti: fu inviato giovanissimo a Londra nel 1389, quando il suo nome già figura fra i fattori della compagnia facente capo al fratello Lazzaro. Dal 1390 al 1392 soggiornò a Bruges, nelle Fiandre. Tornato in patria, nel 1393 fu designato al Consiglio Generale, e nel 1395 rivestì per la prima volta la carica bimestrale di Anziano. Nel contado, dove i Guinigi mantenevano una fitta rete di contatti, fu commissario di Garfagnana e vicario di Pietrasanta. Venne ferito mentre combatteva coraggiosamente il fratello Antonio ed il cognato, per vendicare l’assassinio dell’altro fratello Lazzaro.
Pare anzi che l’ostilità di Antonio verso Lazzaro fosse esplosa a causa della predilezione di quest’ultimo verso Paolo, cui era stata appena concessa in moglie la giovanissima Maria Caterina Castracani degli Antelminelli, pronipote ed erede dell’ingente patrimonio che ottant’anni prima era appartenuto al celebre condottiero Castruccio Castracani (1281-1328), signore di Lucca per dodici anni fino alla morte. È difficile sottovalutare l’importanza di questo matrimonio, che non venne peraltro mai consumato per la quasi immediata morte della sposa undicenne, nel fornire a Paolo i mezzi necessari alla conquista del potere. Non è neppure da sottovalutare l’influsso che l’immagine del Castracani poté avere su colui che finiva per ereditarne non solo il patrimonio ma pure il ruolo di signore di Lucca. Ad ogni modo il 9 maggio 1401, poco dopo essersi fatto signore della città, il Guinigi faceva iniziare i lavori per la cittadella che intendeva costruire e/o ristrutturare all’interno della imponente fortezza denominata Augusta che proprio Castruccio aveva edificare entro le musa cittadina, inglobando circa un quinto dell’area urbana , ed il cui scopo era pure quello di scoraggiare rivolte interne. Nella residenza della cittadella, e non nel palazzo avito né nella propria villa, Paolo pose la sua residenza abituale: oggi non ne rimane alcuna traccia, perché l’edificio insisteva sull’area radicalmente modificata nel ‘500 per la costruzione del nuovo Palazzo degli Anziani (Palazzo Pubblico).
L’agire politico del Guinigi fu sempre improntato all’equilibrio ed alla moderazione. Il suo governo fu caratterizzato, ad esempio, dall’assenza di feroci repressioni degli eventuali avversari. Alla scoperta della congiura ordita dal vescovo e cugino Nicolao, Paolo adottò un’astuta strategia della clemenza: punì con la morte l’unico congiurato laico, colpì con pene leggere i canonici della Cattedrale e finse di ignorare il coinvolgimento di Nicolao, ottenendo così dal pontefice importanti concessioni in materia di prebende e benefici ecclesiastici. Finì così per porre sotto il suo controllo le congrue entrate economiche della diocesi lucchese. Correvano peraltro i difficili anni del Grande Scisma (1370-1417), allorché la presenza di due pontefici in due distinte sedi – Roma e Avignone – scindeva la cristianità occidentale in due distinte ‘obbedienze’. Il Guinigi appoggiò fedelmente la causa romana ottenendo fra l’altro dal pontefice Gregorio XII, ospitato a Lucca nel 1408, il prestigioso dono della Rosa d’oro, riservato ai più fedeli sostenitori del papato.
Nell’ambito dell’organizzazione dello Stato, il Guinigi si impegnò fin da subito in una razionalizzazione e modernizzazione del sistema fiscale, attraverso la redazione di un nuovo estimo cui provvide dopo avere proceduto – con la fresca sposa Ilaria del Carretto – ad una meticolosa visita dell’intero contado. In trent’anni di governo egli non si scontrò mai con un’opposizione interna manifesta e tanto meno violenta, che fece anzi di tutto per evitare. In principio, anzi, pur avendo abrogato le magistrature repubblicane, cercò di mantenere una certa rappresentatività ‘popolare’ tramite un organo consultivo la cui efficacia venne però ben presto annullata. In seguito, al momento di prendere contrastate misure di politica estera – specialmente la definitiva alleanza con Firenze – convocò una riunione dei maggiorenti cittadini cui si premurò di giustificare le sue scelte. Era forse anche l’eredità della sua formazione pratica e mercantile a consigliargli di non ignorare quella che si potrebbe definire come l’opinione pubblica della classe dirigente.
Il difetto originario della signoria del Guinigi consisteva forse nell’essere asceso al potere con l’aiuto esterno del duca di Milano Gian Galeazzo Visconti. Il secondo matrimonio di Paolo con Ilaria del Carretto, figlia di Carlo marchese di Savona e signore di Finale, sanciva i contatti con una famiglia di antica nobiltà e soprattutto gravitante nell’orbita viscontea. Grazie alla sua posizione, egli poté riscuotere nel 1413 un grande successo di mediatore, negoziando la pace fra Genova e Firenze; nello stesso anno, l’imperatore Sigismondo gli conferiva il titolo di vicario imperiale, che assicurava l’ereditarietà della signoria al primogenito Ladislao. Furono probabilmente gli anni di maggiore prestigio di Paolo, che dopo la morte di Ilaria aveva stretto nel 1408 un terzo matrimonio con Piacentina figlia di Rodolfo da Varano, signore di Camerino. Ancora un quarto matrimonio seguirà nel 1420, con Jacopa figlia di Ugolino signore di Foligno (mentre il figlio Ladislao sposava un’altra da Varano). I festeggiamenti ebbero luogo nella splendida cornice della villa che Paolo si stava facendo costruire nei borghi orientali della città, presso la chiesa di San Francesco (l’attuale Museo Nazionale di Villa Guinigi).
Le nozze con una Trinci, tuttavia, sono già indicative del graduale e forzato inserimento del Guinigi nell’orbita fiorentina. Fin dal 1418 il contado lucchese era stato investito dalle bande armate di Braccio da Montone, condottiero di ventura notoriamente al soldo della Repubblica Fiorentina; il contemporaneo infuriare di una pestilenza, nonché il tradimento del fidato cancelliere Guido Manfredi da Pietrasanta, spinse Paolo a cercare l’amicizia degli aggressori nascosti, giungendo nel 1422 a stilare un patto di protezione con Firenze. Per qualche anno la situazione rimase stabile, ma Paolo cercava in ogni modo di svincolarsi da un’alleanza troppo stretta, inviando ad esempio il figlio Ladislao al servizio del duca di Milano. La tensione con Firenze, dove c’era chi additava il doppiogiochismo del Guinigi, e chi sperava di trarre vantaggi dall’eliminazione dal mercato dei concorrenti lucchesi, si fece tangibile.
